“Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo, io penso positivo perché son vivo e finché son vivo niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare…” e anche noi giovani  di questa generazione sfigata lo dobbiamo fare !

alle 15 qui #nomifioricittà #gioco

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Quando mia madre mi ha chiamato al telefono dicendomi che mi aveva regalato un biglietto per il concerto di Jovanotti, devo dire con estrema onestà e un pò di vergogna che inizialmente l’avevo ringraziata più per il gesto che per la bellezza di andare ad un concerto del genere.

Vivendo a Milano mi ero un pò radicalchiccato come quegl’ “hipster” del quale sono oggi parecchio stufo.

Jovanotti era per me ed è ancora oggi dopo essere stato al suo concerto, l’unico grande artista italiano capace di sorprendere ed emozionare sempre.

Cambia spesso stile e rimane sempre al passo coi tempi, qualità che amo in un artista perché evolvendosi il tempo credo che restare ai passi coi tempi sia simbolo di mentalità aperta.

Il suo Backup Tour è uno spettacolo sotto diversi punti di vista. La sua musica, passa dal farti venire le lacrimuccie agli occhi, al farti un attimo dopo saltare come un pazzo al ritmo dell’ombelico del mondo.

Gli schermi sono animati da visual creati ad hoc dal suo team che chiamarli innovativi è passato.

La tecnologia Kinect è stata realizzata da Carlo Zoratti e Marco Mucig in arte ” I ragazzi della Prateria”, due artisti che si sono conosciuti a Fabrica, il laboratorio per giovani creativi del gruppo Benetton. Si occupano di visual-art e hanno una casa di produzione da cui nascono progetti di live-media, grafiche interattive e visuals.

Jovanotti gli ha commissionato la realizzazione della scenografia degli ultimi due tour: un mix di sofware sofisticati e tecnologie semplicissime, Il Kinect per esempio è il controller della Xbox, usato per mappare e tracciare i movimenti del corpo.

In questo caso i movimenti  del cantante producono rielaborazioni di immagini in diretta sul mega screen sul palco. 

E’ stato usato diverse volte nei video musicali – non so siamo i primi ad usarlo dal vivo, non l’abbiamo fatto per diventare primi”, spiega Mucig, . “ Ma noi non partiamo dallo strumento per poi vedere cosa ci si può fare: Kinect era semplicemente il mezzo giusto per il concept di elaborazione della immagini che avevamo pensato. Volevamo qualcosa che desse la sensazione che tutto quello che si vede sugli schermi sta succedendo in quel preciso istante. Nei palazzetti l’abbiamo fatto elaborando delle immagini bidimensionali, questa volta la sfida era la tridimensionalità: lo schermo non è più un fondale o un scenografia piatta, ma è un’estensione, una dimensione aggiuntiva”.

Oltre alla sua musica e il modo di gestire le animazioni, il dialogo col pubblico è davvero toccante.

Il “discorso dei puntini” fatto dall’artista a metà concerto è pieno di energia ed è un racconto che andrebbe portato nelle scuole come programma formativo e motivazionale.

Jovanotti non si limita a ringraziare il pubblico come fanno i più, riporta gli stessi valori positivi inseriti da sempre dentro i suoi testi, una visione positiva che va in controtendenza con la maggior parte di ciò che si è abituati ad ascoltare ai giorni nostri, dove ci limita a seguire il clima che si respira e non a provare  invece a dare un segnale di cambiamento, una speranza.

Hip hop in pirimis.

✌️itto 

 

 

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