“Quel che mi è sempre piaciuto dei bambini è la loro immaginazione, una combinazione di onestà e libertà che permette loro di esprimere qualsiasi cosa gli passi per la testa. E poi mi è sempre piaciuto il loro senso dell’umorismo e l’incredibile istinto nei confronti di ciò che li circonda e di sentire le energie che provengono dalle persone…” Keith Haring

Sono stato recentemente alla mostra di Keith Haring al Palazzo Reale di Milano e mi vergogno nel dirlo, prima di visitarla  pensavo all’artista come ad un semplice divertente disegnatore.

Fin da ragazzino, un pò come tutti, sono rimasto catturato dai suoi disegni più famosi che trovavi anche spesso stampati su prodotti commerciali. Mi ricordo che avevo personalmente comprato un set di tazzine da tenere nella mia prima casa in affitto durante l’Università.

Ho sempre pensato “che figo che è sto Haring! Super colorato, molto Pop, esprime felicità” ma non mi era mai passato per la testa di documentarmi di più, di scendere a guardare nel profondo cosa ci fosse dietro le sue opere, il perchè dei suoi disegni e leggerne la storia.

Keith era un fottuto genio ! Amante dei cartoni animati fin da bambino, sua madre raccontò di averlo visto disegnare già all’età di un anno.

 Finita la high school si trasferì a Pittsburgh per iniziare un percorso accademico pubblicitario che però interruppe subito per dedicarsi definitivamente alla sua carriera artistica.

Le sue opere raccontano storie attraverso semplici pittogrammi, come quell’arte tribale che ritroviamo sulle pareti delle caverne.

 Entrati nella prima stanza ci ritroviamo subito una tela raffigurante i bambini radianti che insieme al cane che abbaia erano i disegni che ricorrevano di più nelle sue opere e quelli con cui l’artista si fece conoscere disegnando graffitti con gessetti nella metropolitana di New York.

Disegni semplici che trasmettono positività e carichi di energia proprio come l’entusiasmo dei bambini che dopo qualche mese di vita scoprono il mondo ed incuriositi lanciano tutti gli oggetti che gli capitano per le mani.

Lo stesso ottimismo che durante la vita di un individuo però tende a scomparire lentamente attraverso il quotidiano confronto con il mondo e con la propria psiche.

Più si va avanti per le sale della mostra e negli anni della sua produzione e più il pensiero dell’artista si fa profondo e meno carico di positività, senza perdere mai quella dinamicità e fantasia propria del suo mondo e del mondo dei cartoon.

A spaventare Keith e a farlo gridare il suo dissenso sono l’utilizzo crescente della tecnologia da parte dell’uomo visto come un mostro che vuol controllare la testa dell’individuo, la minaccia atomica e soprattutto l’Aids che stava devastando New York negli anni 80.

La fede viene affrontata invece attraverso la ripresa di famose opere del passato, dalla scultura ai pittori antichi fino alle opere poetiche, miti e archetipi vengono interpretati dall’artista a sua maniera.

Gli eccessi di droghe e alcol consumati nella sua vita adolescenziale e soprattutto newyorkese lo hanno ad un certo punto spinto ad essere portavoce, attraverso l’arte, del sesso protetto e del No alla Droga, per gli effetti che poteva avere sulla testa e sulla vita delle persone.

Angeli e demoni, avvolgono la vita dell’artista, escono fuori veloci dalle sue tele e strillano alle persone di non lasciarsi condizionare dalla morale societaria e religiosa ma allo stesso tempo ammoniscono di tenere sempre a mente di non cadere negli eccessi, perché la punizione divina è sempre dietro la porta…proprio quella porta che si è chiusa molto velocemente per non lasciarlo più rientrare.

✌️itto

One thought on “UNA TESTA “RADIANTE”: KEITH HARING 

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