Grazie!

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Mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai.

Scusatemi se in questo periodo non ho chiarito i miei pensieri ma spegnere la luce non è facile, adesso ho paura, non è la stessa cosa che si prova davanti alla porta. Concedetemi un po’ di paura, stavolta sono io ad aver bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato. Solo con il vostro affetto riuscirò a buttarmi in una nuova avventura. Voglio ringraziare tutte le persone che hanno lavorato accanto a me in questi anni, i tifosi, la Curva Sud, un riferimento per noi romani e romanisti.

Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore, siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre con voi.

Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e lascio adesso che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore, vi amo!”.

 

Due domeniche fa in occasione dell’ultima giornata di campionato si è assistito ad un evento unico nel suo genere e quasi paragonabile sotto l’aspetto emozionale all’addio di uno dei più grandi campioni dello sport di tutti i tempi, Kobe Bryant, quando il 13 aprile 2016 lasciò il basket con una lettera che rimarrà immortale nei tempi e che dovrebbe essere letta ai propri figli per spiegare loro cosa significa avere la passione per uno sport e crederci.

Parliamo di Francesco Totti, colui che ha insegnato l’arte del “cucchiaio” a tutto il Mondo e che alla fine della partita Roma-Genoa ha salutato per l’ultima volta quello stadio che lo ha visto indossare la maglietta numero 10 giallorossa per 28 anni di seguito, intitolandolo l’ottavo Re di Roma.

In questo giorno memorabile, in tutta la Capitale, viene esaltata la sua grandezza e lacrime sono scese a dirotto tra le 100 mila persone presenti all’Olimpico.

La società romanista dichiara che i video dell’addio del capitano sui social network (Facebook, intagram e Twitter) hanno generato 70 Milioni di visualizzazioni in una settimana attraverso 850.000 condivisioni e più di 200.000 commenti degli utenti dalla pagina ufficiale dell’AS Roma.

Un record senza precedenti nel mondo del calcio toccato da un Club che ha una community di appena 8,8 Milioni di persone, molte meno rispetto a Big Club come Real Madrid e Barcellona, che superano i 100, ma anche molti meno dei competitors italiani Juventus (28m) e AC Milan (25m).

Questi numeri ci danno il valore di ingaggio reale che ha il calcio sui suoi appasionati in Italia e nel Mondo, ma ci dicono anche che la fedeltà alla maglia ha un valore immenso che oggi purtroppo sta scomparendo.

In un settore dove gli ingaggi sono sempre più alti e costituito da squadre che hanno molti (forse troppi) capitali da spendere sul mercato, diventa davvero difficile per un Club tenersi stretti i propri pupilli.

Le bandiere sono un valore per le squadre e per il calcio visto nella sua totalità, riuscendo ad unire anche i tifosi di squadre avversarie, come accaduto per Paolo Maldini, quando la Curva dei cugini lo ha onorato con uno striscione di congratulazioni alla carriera durante l’ultimo derby che lo ha visto in campo.

Sono cresciuto guardando le partite della serie A degli anni 90 e alle bandiere sono abituato e affezionato, Totti era uno dei pochi rimasti e domani mi mancherà tanto.

Nel “mio” Milan giocava Baresi con Maldini a fianco; nella Juventus c’era un giovane Del Piero poi diventato grande e all’Inter un argentino chiamato Zanetti galoppava incontrastabile sulla fascia destra. Era un altro calcio e io guardavo questi ragazzi come degli esempi da seguire e sognavo un giorno di diventare come loro.

Sognavo ad occhi aperti come il giovane che nell’ultima domenica di campionato di quest’anno, proprio davanti a Totti, ha gonfiato la rete romanista e ha siglato il suo primo gol in Serie A con il Genoa. Si tratta di Pietro Pellegri classe 2001,  nato a Genova e passato alla cronaca qualche mese fa per essere diventato il più giovane calciatore di sempre ad aver esordito in Serie A, il 22 dicembre 2016 alla sola età di 15 anni 9 mesi e 5 giorni nella partita contro il Torino. Il record precedente resisteva dal 1937 ed era di Amadei.

Il presidente del Genoa, Enrico Preziosi su di lui ha detto:

«Il prossimo Messi? Si chiama Pellegri. Ma spero che non mi senta altrimenti si monta la testa»

Se si monterà la testa o se diventerà come Messi questo si vedrà, ma il consiglio che voglio dargli è: impara da Totti, da Maldini, da Zanetti, da Del Piero e da Baresi e farai strada.

 

 

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