“Only’God knows what it is doing to our children'”

Sean Parker, si è pronunciato così parlando di Facebook in un’intervista ad Axios e lasciando tutti a bocca aperta.

Per poi continuare dicendo che

“l’obiettivo di Facebook era gia in origine quello di riuscire ad occupare  più tempo e più attenzione possibile delle persone e che questo è stato raggiunto sfruttando la debolezza umana e creando un loop di “validazione sociale”, attraverso il dare una botta di dopamina ogni tanto scaturita da un like di qualcuno, un commento di gradimento ad una foto o ad un post, e che questo contribuiva a creare altri contenuti ancora che generavano altri like.

Lo sfruttare questa vulnerabilità della mente umana in maniera consapevole ha reso un social network una vera e propria droga. Niente più niente meno”.

Per alcuni potranno sembrare banalità ha detto  Parker, che ora si considera un “obiettore di coscienza” ai social media.

Ma dalla voce cui provengono non lo sono sicuramente e sono dichiarazioni scottanti visto che la maggior parte dei suoi 2,4 miliardi di dollari di patrimonio sono provenienti proprio dal social network blu di cui è uno dei fondatori.

Ma la cosa più interessante l’ha riportata a mio avviso Francesco Borgonovo nel suo articolo sulla La Verità, quando riporta un’articolo del giornalista e autore di libri Nick Bilton sul New York Times, scritto qualche tempo fa dove afferma che alcuni dei più famosi attori della trasformazione digitale vietano ai figli piccoli l’utilizzo di strumenti, Steve Jobs per esempio non lasciava usare ai suoi bambini l’ipad e Evan Williams di Twitter faceva lo stesso con i suoi.

Pazzesco? No, semplicemente come alcuni “pusher che spacciano ma si impongono di non utilizzare la merce che gli porta al profitto” scrive Borgonovo.

Mi ricordo ancora quando attorno al 2007, dieci anni fa in famiglia ero uno dei pochi a possedere un account Facebook, la reazione dei miei genitori e dei miei zii a tavola a Natale era pressoche “Ma tu hai Facebook? Ma che cavolata è, un gioco per perdere tempo, pensa alle cose serie”, oggi dopo 10 anni i miei zii sono quasi tutti su Facebook, e ci stanno molto più tempo di me, recentemente si è iscritta mia nonna, 82 anni, e ieri ho potuto constatare che è lei in persona a mettere i like e a condividere.

Insomma tutti nella rete come i pesci, ma ci sarà mai una via di uscita? 

Qui una parte dell’intervista di Sean Parker in questione.

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